Manuale Obama
Barack Obama ha attinto con estrema moderazione al pozzo della parità sessuale per formare il suo gabinetto. Quando si è trattato di rinnovare la squadra di governo si è fatto ispirare più dalle indicazioni del pallottoliere politico che da quelle della coscienza liberal, suscitando la reazione indignata che si produce ogni volta che una quota rosa viene negata da un maschio apparentemente benintenzionato.

Barack Obama ha attinto con estrema moderazione al pozzo della parità sessuale per formare il suo gabinetto. Quando si è trattato di rinnovare la squadra di governo si è fatto ispirare più dalle indicazioni del pallottoliere politico che da quelle della coscienza liberal, suscitando la reazione indignata che si produce ogni volta che una quota rosa viene negata da un maschio apparentemente benintenzionato. E’ ironico, a questo punto, che fra le tante cariche prestigiose e di naturale inclinazione femminile a disposizione, il presidente abbia finito per affidare a una donna la direzione dell’ufficio budget, ruolo che in tempi di debito incontenibile, negoziati fra sordi al Congresso e austerità automatica sa di contrappasso dantesco, non di onorevole promozione. E anche nella nomina di Sylvia Mathews Burwell, formalizzata ieri da Obama, brilla la luce ambigua del piccolo calcolo da manuale Cencelli in versione washingtoniana.
La presidentessa della Fondazione Walmart ed ex dirigente della Fondazione Gates è stata capo di gabinetto di Robert Rubin. Quando Jack Lew, da poco confermato al dipartimento del Tesoro, dirigeva il ben più rilassato ufficio budget di Clinton, lei era la sua fedele assistente, e così l’elevazione della Burwell assume l’aria di un tributo alla logica della genetica politica e tribale, un classico obamiano: il gene dominante nel nuovo team economico è quello iperclintoniano di Lew e tutte le scelte circostanti vengono per prossimità naturale e ideologica. Burwell è membro fedele della squadra vincente, ed è un caso felice, e del tutto fortuito, che solletichi anche le pulsioni rosa fin qui frustrate.